In questo video vi racconto la recensione che la New York Times Book Review ha fatto della raccolta di interventi di saggistica di Jonathan Franzen intitolata "Farther away". In coda si aggiungono una serie di chiacchiere su Franzen e Alice Munro che con buona probabilità non hanno un reale senso. A volte però tra lettori ci si abbandona a considerazioni sognati e trasognate rispetto ai propri autori e libri preferiti, ed è questo che è successo a me nel video... Spero siate indulgenti...
Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, ecco il link all'articolo citato:
George R. R. Martin. Che altro aggiungere? Credo di non avere mai conosciuto qualcuno che sia sia imbattuto ne "Le cronache del ghiaccio e del fuoco" e non se ne sia innamorato.
Dopo tanta resistenza, finalmente lo ammetto: sono capitolata anche io e sono felice di averlo fatto. Nel video è evidente che sono una fan, punto e basta. Non chiedo nemmeno scusa perché ritengo sia inevitabile per tutti coloro che amano una lettura che avvolge e coinvolge con intrecci imprevedibili, personaggi complessi e riflessioni pregnanti.
Non avevo mai letto nulla di Isabella Santacroce e, se devo essere sincera, sono così ignorante di letteratura italiana contemporanea che non avevo mai nemmeno sentito parlare di lei e del suo controverso "personaggio".
Al suo ultimo romanzo "Amorino" sono arrivata praticamente per caso, trovandolo in classifica in libreria Feltrinelli mentre aspettavo il treno. Il risvolto di copertina mi aveva intrigato e quindi lo ho acquistato, visto che quest'anno mi sono posta l'obiettivo di conoscere più autori italiani. Il risvolto di copertina non lasciava intuire ciò che avrei realmente trovato nel libro, a dire la verità, ma sono comunque contenta di averlo letto, nonostante sia stata una lettura piuttosto difficile...
Cerco di spiegarmi meglio nel video, se avrete voglia di vederlo.
Intanto vi lascio con la mia valutazione.
VOTO: 5 su 5
In
questo video di racconto la recensione che la New York Times Book Review ha fatto del romanzi: - "Guida rapida agli addii" (a.k.a. "The beginner's goodbye"), di Anne Tyler; e - "The mirage", di Matt Ruff.
In effetti, come previsto, nel giro di pochissimo tempo la casa editrice Guanda ha dato alle stampe l'ultimo romanzo di Anne Tyler che, indipendentemente dalla recensioni, avrà senz'altro il suo seguito di affezionati lettori. Io personalmente non ho mai letto questa autrice, ma ho un paio di suoi romanzi in attesa in libreria.
Nel
corso della conversazione del video, ho inoltre fatto una piccola digressione
in direzione dei romanzi di Julia Glass, e in particolare a proposito di "Tre
volte giugno" e "Quanti
giorni dopo di lei".
Voi
li avete già letti? Che ne pensate?
Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, ecco i link agli articoli citati:
I due libri di cui vi parlo in questo video sono veramente diversissimi tra loro, ma nascono dalla stessa cultura, che su di me esercita un grande fascino, e che in queste pagine ci regala uno spaccato che per un attimo ne fa intravedere le complessità.
Le storie e gli stili di questi due libri, "Train man" e "La casa della luce", rispettivamente di Nakano Hitori (che di fatto non è che il nome immaginario che sta a indicare tutti gli utenti del forum che hanno contribuito al la storia e alla realtà) e Yoko Ogawa.
Recentemente è uscito nelle librerie italiane "Coral Glynn", l'ultima fatica di Peter Cameron, mentre ancora è presente in classifica il suo romanzo precedente. In questo video vi parlo proprio di "Un giorno questo dolore ti sarà utile", che mi è piaciuto molto.
Alcuni libri si apprezzano mentre li si legge cogliendo appieno l'impatto che hanno su di noi. Altre volte invece, succede che si apprezza molto il romanzo in cui ci si immerge, ma è solo successivamente, a distanza di tempo, che ci si accorge di quanto ci sono piaciuti veramente.
Volumi o autori che all'inizio ci avevano entusiasmato finiscono per sbiadire nella memoria, o per perdere comunque la loro potenza con l'andare dei giorni, dei mesi, degli anni, e libri che ci erano piaciuti ma non ci avevano sconvolto la vita, continuano a crescere e a moltiplicare la loro eco diventando sempre più potenti con il tempo. Mentre si sedimentano, crescono, mettono radici, ci continuano a parlare, a risuonare nei pensieri, ad aprirci scorci, ricordi, immagini, sensazioni.
Per me "Wolf Hall" di Hilary Mantel appartiene a questa seconda categoria. E così, contrariamente a quanto mi sarei aspettata un paio di anni fa, ora non vedo l'ora di leggere "Bring up the bodies", il seguito ideale (e reale) del romanzo precedente. Sento che mi chiama, perché il precedente è stato una vera valanga: partito da una manciata di emozioni e pensieri, ha preso corpo poco a poco e mi ha travolto. Come resistere ora che anche la rivista dei libri del NYT ne parla in questi termini?
Ugualmente interessante pare essere la nuova fatica di William Boyd, di cui tuttavia ho ancora in arretrato il suo celeberrimo "Ogni cuore umano". "Waiting for sunrise" dovrà quindi aspettare per me, mettendosi diligentemente in fila in attesa non solo dell'alba, ma anche del mio ordine di lettura.
E voi? Avete già letto questi autori? Che impressione ne avete? Riuscirete a resistere?
Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, ecco i link agli articoli citati: