Succede raramente che un romanzo raccolga così tanti accesi consensi come "Canada", l'ultima fatica di Richard Ford. I complimenti sono stati talmente universali sul piano internazionale che questa volta ho deciso di portarvi almeno due voci in termini di critica, ovvero quella, come di consueto, della New York Times Book Review, ma anche quella dell'inglese The Guardian.
Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco i link agli articoli citati:
Ho approfittato del periodo delle vacanze estive per presentarvi alcune recensioni della rivista dei libri del New York Times. In particolare oggi vi racconto che cosa dice la rivista di una delle più grandi autrici afro-americane, Toni Morrison. Io purtroppo non l'ho ancora mai letta, ma questa recensione del NYT del suo ultimo romanzo "Home" mi ha incuriosito molto, per cui ho pensato di parlarvene.
Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco il link all'articolo citato:
In questo video condivido con voi le mie impressioni di lettura sul libro autobiografico "Half a life", di Darin Strauss, e la recensione de La rivista dei libri del New York Times del romanzo "Carry the one" di Carol Anshaw. In comune questi due titoli hanno il tema: ciò che si prova nel causare la morte di una persona. E' senz'altro un argomento impegnativo, ma ritengo che, se trattato con sensibilità a intelligenza, la letteratura possa contribuire molto alla nostra possibilità di comprendere e affrontare alcuni eventi.
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In questo video vi racconto la recensione che la New York Times Book Review ha fatto della raccolta di interventi di saggistica di Jonathan Franzen intitolata "Farther away". In coda si aggiungono una serie di chiacchiere su Franzen e Alice Munro che con buona probabilità non hanno un reale senso. A volte però tra lettori ci si abbandona a considerazioni sognati e trasognate rispetto ai propri autori e libri preferiti, ed è questo che è successo a me nel video... Spero siate indulgenti...
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In
questo video di racconto la recensione che la New York Times Book Review ha fatto del romanzi: - "Guida rapida agli addii" (a.k.a. "The beginner's goodbye"), di Anne Tyler; e - "The mirage", di Matt Ruff.
In effetti, come previsto, nel giro di pochissimo tempo la casa editrice Guanda ha dato alle stampe l'ultimo romanzo di Anne Tyler che, indipendentemente dalla recensioni, avrà senz'altro il suo seguito di affezionati lettori. Io personalmente non ho mai letto questa autrice, ma ho un paio di suoi romanzi in attesa in libreria.
Nel
corso della conversazione del video, ho inoltre fatto una piccola digressione
in direzione dei romanzi di Julia Glass, e in particolare a proposito di "Tre
volte giugno" e "Quanti
giorni dopo di lei".
Voi
li avete già letti? Che ne pensate?
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Alcuni libri si apprezzano mentre li si legge cogliendo appieno l'impatto che hanno su di noi. Altre volte invece, succede che si apprezza molto il romanzo in cui ci si immerge, ma è solo successivamente, a distanza di tempo, che ci si accorge di quanto ci sono piaciuti veramente.
Volumi o autori che all'inizio ci avevano entusiasmato finiscono per sbiadire nella memoria, o per perdere comunque la loro potenza con l'andare dei giorni, dei mesi, degli anni, e libri che ci erano piaciuti ma non ci avevano sconvolto la vita, continuano a crescere e a moltiplicare la loro eco diventando sempre più potenti con il tempo. Mentre si sedimentano, crescono, mettono radici, ci continuano a parlare, a risuonare nei pensieri, ad aprirci scorci, ricordi, immagini, sensazioni.
Per me "Wolf Hall" di Hilary Mantel appartiene a questa seconda categoria. E così, contrariamente a quanto mi sarei aspettata un paio di anni fa, ora non vedo l'ora di leggere "Bring up the bodies", il seguito ideale (e reale) del romanzo precedente. Sento che mi chiama, perché il precedente è stato una vera valanga: partito da una manciata di emozioni e pensieri, ha preso corpo poco a poco e mi ha travolto. Come resistere ora che anche la rivista dei libri del NYT ne parla in questi termini?
Ugualmente interessante pare essere la nuova fatica di William Boyd, di cui tuttavia ho ancora in arretrato il suo celeberrimo "Ogni cuore umano". "Waiting for sunrise" dovrà quindi aspettare per me, mettendosi diligentemente in fila in attesa non solo dell'alba, ma anche del mio ordine di lettura.
E voi? Avete già letto questi autori? Che impressione ne avete? Riuscirete a resistere?
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Ebbene sì, lo confesso: non ho mai letto niente di Nadine Gordimer. Più volte mi ha tentato, ma alla fine altri libri hanno preso il sopravvento. E ora arriva questo romanzo, "No time like the present", che mi attira moltissimo, e chissà che sia la volta buona. La recensione della New York Times Book Review lo presenta in domo eccellente, e nel video vi parlo di questo e di un altro romanzo che ha colpito la mia attenzione e di cui mi sono subito mandata un estratto tramite Kindle, per non rischiare che sgusci via dalla mia memoria.
Mi riferisco a "The newlyweds" di Nell Freudenberger. Se siete curiosi di ascoltare una sintesi della critica che ne fa il New York Times, nel video cerco di raccontarvelo.
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I libri interessanti recensiti dalla New York Times Book Review sono stati davvero parecchi nel mese di marzo. Ho deciso quindi di proporvene quattro, in due video di rpesentazione diversi.
Nel video in alto trovate la recensione dell'ultimo attesissimo romanzo di Joyce Carol Oates "Mudwoman" e del romanzo d'esordio di Kevin Barry "City of Bohane".
Nel video in basso trovate la recensione al primo romanzo di Laszlo Krasznahorkai "Satantango", e alla raccolta di racconti di Adam Levin "Hot pink".
Qualcuna di queste nuove uscite vi incuriosisce particolarmente?
Personalmente, devo dire che io sono molto attratta dall'ultimo romanzo di Joyce Carol Oates, autrice di cui ho letto solo "Bestie", romanzo che, a dirla tutta, non mi ha fatto impazzire. Qua e là però ho letto anche dei saggi critici sulla letteratura scritti da lei: quelli sì, li ho apprezzati. Questo ultimo romanzo pare avere un respiro più ampio e più intimo.
Ho già in lsta d'attesa un altro romanzo di Joyce Carol Oates, ovvero "Una famiglia americana", per cui credo che leggerò quello prima di "Mudwoman", ma ho aspettative parecchio alte per quest'ultimo romanzo.
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Questa volta mi sento relamente, ragionevolmente certa del possibile prossimo arrivo anche in Italia dei due romanzi di cui vi presento oggi la recensione della New York Times Book Review.
Sto parlando del romanzo di debutto "A partial history of lost causes" di Jennifer DuBois, un libro che sta raccogliendo talmente tanti consensi da rendere realistico l'inizio del conto alla rovescia per la pubblicazione.
L'altro libro di cui vi parlo è "Coral Glynn", di Peter Cameron, ovvero l'autore del celeberrimo (anche in Italia) "Un giorno questo dolore ti sarà utile" (2007, Adelphi), che sta scalando le classifiche di vendita (e spero di lettura ) italiane proprio in questi giorni. Diciamolo, a questo punto è quistione più di quando che di se.
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